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GLI AUTORI


Jane Austen
Scrittrice Britannica
Jane Austen (Steventon, 16 dicembre 1775-Winchester, 18 luglio 1817) nacque in un piccolo villaggio nel sud dell’Inghilterra, dove visse con i sette fratelli ed il padre, il pastore anglicano del luogo, che incoraggiò la sua passione per la lettura e la scrittura, mettendole a disposizione la sua vasta biblioteca privata Britannica. Non si riposo mai e morì a 42 anni, forse a causa del linfoma di Hodgkin.
Tra i suoi libri noi abbiamo scelto:
Orgoglio e pregiudizio

Bertelli Luigi - Vamba
Scrittore Fiorentino
Luigi Bertelli (Firenze, 19 marzo 1858 – Firenze, 27 novembre 1920) è stato uno scrittore e giornalista italiano, autore delle avventure di un popolare personaggio d'inizio Novecento: Gian Burrasca. È più noto con lo pseudonimo di Vamba, nome del buffone di Cedric il Sassone nel romanzo Ivanhoe di Walter Scott.
Tra i suoi libri:
Ciondolino

Chesterton Gilbert Keith
Scrittore Brittanico
Gilbert Keith Chesterton (Londra, 29 maggio 1874 – Beaconsfield, 14 giugno 1936) è stato uno scrittore, giornalista e aforista inglese.
Nacque a Londra da una famiglia borghese di confessione anglicana. Il padre era Edward Chesterton e la mamma era Marie-Louise Grosjean.
Chesterton manifesta fin da giovane un forte spirito d'indipendenza: studente alla Slade School of Art, dove studia pittura. Dapprima si fa conoscere come critico d'arte e come critico letterario, poi inizia a scrivere articoli polemici nei quali, con uno stile brillante e pieno di humour, attacca tutto ciò che stima essere un errore dei tempi moderni. In seguito frequenterà l’University College di Londra, che però abbandonerà senza aver conseguito la laurea.
A vent’anni, complici l’insuccesso universitario, l’allontanamento dai rapporti di amicizia del periodo scolastico e l’insorgere di tante domande sulla vita, Chesterton viene colpito da una grave forma di depressione e da una crisi di scetticismo durante la quale si avvicina allo spiritismo.
Superata questa grave crisi attraverso le letture, in particolare del Libro di Giobbe, si assiste ad una vera e propria rinascita. Nel 1895 Chesterton inizia a lavorare per l’editore londinese Redway e per T. Fisher Unwin. Molti suoi lavori vengono pubblicati in diversi giornali.
Nel 1900 scrive la sua prima raccolta di poesie, The Wild Knight. L’anno seguente sposa Frances Blogg. Nel 1905 pubblica Eretici. Tre anni dopo, nel 1908, scrive Ortodossia, forse il suo saggio più importante, una sorta di autobiografia filosofica, che continua in parte tematiche apparse nell’opera del 1905. Nel 1909 si trasferisce con la moglie a Beaconsfield dove vivrà fino alla morte. Tra il 1911 e il 1936 Chesterton inizia a scrivere i racconti di padre Brown (molti dei quali ancora inediti).
Nel 1922 Chesterton si converte al cattolicesimo, anche grazie all’amicizia di padre John O’Connor (il sacerdote irlandese che gli ispirerà il personaggio di padre Brown) e di Hilaire Belloc. Nel 1934, dopo aver ricevuto diverse lauree honoris, gli viene conferito il titolo di cavaliere dell’Ordine di San Gregorio Magno.
Il gran numero di opere da lui scritte affrontano vari generi, dai romanzi ai racconti, dalle poesie alle biografie (tra cui una su Charles Dickens), fino alle opere teatrali. Amante del paradosso e della polemica, della ricca produzione di Chesterton fanno parte opere polemiche, un'opera di stampo storico e saggi di ispirazione cattolica. I suoi romanzi testimoniano invece un'immaginazione vivace, paradossale e talora stravagante. Celebre è la ricca serie di racconti polizieschi che hanno per protagonista padre Brown.
Alto circa centonovanta centimetri per oltre centotrenta chilogrammi, Chesterton in trent'anni di attività ha scritto quasi cento libri e un numero difficilmente calcolabile di articoli, partecipando a numerose dispute con altri grandi letterati.
Amò molto l'Italia, dove si è recato più volte; qui trovò presto un pubblico affezionato, grazie anche alle prime traduzioni delle sue opere come "Le avventure di un uomo vivo" e la serie di Padre Brown.
Jorge Luis Borges ebbe modo di dire su Chesterton: "La letteratura è una delle forme della felicità; forse nessuno scrittore mi ha dato tante ore felici come Chesterton".
Gilbert Keith Chesterton muore il 14 giugno 1936, a 62 anni. Dopo il funerale, svoltosi nella cattedrale di Westminster , fu officiato da monsignor Ronald Knox - anch'egli convertito al cattolicesimo e scrittore di gialli - la salma di Chesterton è stata sepolta nel cimitero cattolico di Beaconsfield, dove ancora oggi riposa.
Dai suoi libri:
La saggezza di Padre Brown

Codronchi Argeli Eugenia - Sfinge
Scrittrice Romagnola
Eugenia Codronchi Argeli, nota anche con lo pseudonimo di Sfinge (Imola, 15 aprile 1865 – Castel San Pietro Terme, 2 giugno 1934), è stata una scrittrice italiana.
Nata da un'importante famiglia aristocratica (era figlia di Giovanni Codronchi Argeli, senatore e prefetto), visse tra la sua città natale, Roma e la villa di famiglia a Castel San Pietro.
Crebbe quindi in un contesto privilegiato e stimolante, in cui poté facilmente avvicinarsi alla cultura letteraria della propria epoca.
Prolifica, Sfinge scrisse saggi e recensioni che uscirono sulla stampa nazionale. Pubblicò anche molte novelle e romanzi, in cui le figure femminili sono indipendenti e moderne, ben lontane dagli stereotipi ottocenteschi.
Non si sposò e convisse con un'altra scrittrice, Bianca Belinzaghi, nota con lo pseudonimo di Guido da San Giuliano, a cui lasciò il proprio patrimonio.
Eugenia Codronchi Argeli morì a 69 anni a villa Sfinge, la sua villa di Castel San Pietro, in seguito distrutta.
Dai suoi libri:
Il Castigamatti
Il castigamatti II
Il castigamatti III
Il castigamatti IV

Conan Doyle Arthur
Scrittore Britannico
Sir Arthur Conan Doyle (Edimburgo, 22 maggio 1859 – Crowborough, 7 luglio 1930) fu uno scrittore, medico e poeta scozzese considerato, insieme ad Edgar Allan Poe, il fondatore di due generi letterari: ilgiallo e il fantastico. In particolare, Doyle è il capostipite del sottogenere noto come "giallo deduttivo", reso famoso dal personaggio dell'investigatore Sherlock Holmes; la produzione dello scrittore, tuttavia, spazia dal romanzo d'avventura alla fantascienza, dal soprannaturale ai temi storici.
Sherlock Holmes:
Il mastino dei Baskerville
Il segno dei quattro
La valle della paura

Conrad Joseph
Scrittore Britannico
Joseph Conrad, nato Józef Teodor Konrad Korzeniowski · 3 dicembre 1857 · Berdychiv, nell’attuale Ucraina, allora parte dell’Impero russo – Bishopsbourne, 3 agosto 1924), è stato uno scrittore e navigatore polacco naturalizzato britannico.
A 17 anni, spinto da un desiderio irresistibile di avventura, Conrad partì per Marsiglia e si imbarcò come marinaio. Da lì iniziò una vita di viaggi, pericoli, contrabbando, incontri con culture lontane e mari difficili. Servì prima nella marina mercantile francese, poi in quella britannica, dove raggiunse il grado di capitano di lungo corso. Nel 1886 ottenne la cittadinanza britannica.
Conrad iniziò a scrivere relativamente tardi, abbandonando la vita di mare dopo 20 anni.
Divenne un maestro della letteratura scrivendo in inglese, nonostante fosse la sua terza lingua, dopo polacco e francese.
Nel 1896 sposò Jessie Emmeline George, con cui ebbe due figli.
Conrad trascorse gli ultimi anni in Inghilterra, dedicandosi alla scrittura e alla famiglia. Morì il 3 agosto 1924 a Bishopsbourne, nel Kent, all’età di 66 anni.
Sherlock Holmes:
La linea d'ombra
D'Arragon Bert

Scrittore di origine tedesca
Bert dArragon nasce in Westfalia nel nord della Germania nel 1964, da una famiglia dalle antiche origini spagnole: Ha studiato Storia medievale e letteratura tedesca, ma anche teatro e musica, in Germania. Poi stufo di stare in Germania (pioveva sempre!) a 21 anni si è trasferito in Italia a Firenze, laureandosi in Preistoria (Paleontologia). Contemporaneamente ha iniziato le ricerche per "La Libellula', romanzo ispirato ad una sua storia d’amore (finita male). L'87 lo vede impegnato nel circolo Arcigay, continuando a studiare e a lavorare come Archeologo, sopratutto in Sardegna, ma anche in Valle d’Aosta, Malta e naturalmente in Toscana. All’età di 35 anni, lascia l’archeologia (mestiere senza soldi) per diventare funzionario pubblico e insegnante d Yoga e Meditazione Tibetana. Acquista una cosa in un piccolo borgo sull’Appennino, con panorama mozzafiato, per ricominciare, all’età di quarant’anni a scrivere romanzi di cui il primo è stato lo rielaborazione della vecchia Libellula d vent'anni prima. Nel 2008 ha vinto il premio intitolato a Tiziano Terzani "Firenze per la cultura di Pace" con il racconto: “Un filo d'erba sotto la tendo di ieri”, sul Tibet.
Oltre alla passione per la letteratura, la storia, le camminate silenziose in montagna o in riva al mare, ama la musica classica, la barca a vela e la buona cucina.
Fra i suoi libri:
La Libellula

De Angelis Augusto
Scrittore romano
Augusto De Angelis (Roma, 28 giugno 1888 – Bellagio, 18 luglio 1944)è stato uno scrittore e giornalista italiano, attivo soprattutto durante gli anni del fascismo. Nella sua breve carriera scrisse poco meno di una ventina di romanzi polizieschi, nella maggior parte dei quali è protagonista il commissario della squadra mobile di Milano, Carlo De Vincenzi (da cui sono state tratte due serie televisive con Paolo Stoppa), un personaggio arguto, attraverso il quale l'autore si svincolò presto dai cliché dell'investigatore di stampo anglosassone, creando una sorta di Maigret italiano ante litteram. Nonostante il buon successo dei suoi romanzi, tuttavia, De Angelis non poté goderne a lungo: la censura del regime fascista infatti impose il sequestro dei romanzi noir nonché la chiusura della famosa collana dei gialli Mondadori, sia perché vedeva con sospetto il genere letterario noir cosiddetto d'élite, considerato come un prodotto della cultura anglo-sassone, sia perché, per motivi propagandistici e di ordine pubblico, tendeva a far scomparire il crimine dalle cronache e dalla letteratura. Nel 1943, fu arrestato con l'accusa di antifascismo e successivamente trasferito nel carcere di Como. Uscì di prigione nel 1944 dopo aver scontato diversi mesi di detenzione, estremamente provato e debilitato dalla prigionia, tornò a Bellagio sul lago di Como dove risiedeva, ma ebbe la sfortuna d'incontrarsi con un "repubblichino" della zona, che per una banale discussione, lo aggredì con pugni e calci, tanto da causarne la morte, avvenuta pochi giorni dopo per le conseguenze del pestaggio. Morì a 56 anni.
Il commissario De Vincenzi:
Il banchiere assassinato
Sei donne e un libro
La barchetta di cristallo
Il canotto insanguinato
Giobbe Tuama & C.
Il candeliere a sette fiamme
De Roberto Federico

Scrittore napoletano
Federico De Roberto (Napoli, 16 gennaio 1861 – Catania, 26 luglio 1927) Nacque a Napoli nel 1861, da Federico senior, ex ufficiale di stato maggiore del Regno delle Due Sicilie e dalla nobildonna catanese Marianna Asmundo. Trasferitosi con la famiglia a Catania nel 1870 dopo che il giovanissimo Federico subì la dolorosa perdita del padre, travolto da un treno sui binari della stazione di Piacenza. Da allora, salvo una lunga parentesi milanese e una più breve a Roma, Federico visse all'ombra, gelosa e possessiva, di donna Marianna.
Decisivo per De Roberto, fu il soggiorno a Milano nel 1888, dove fu introdotto da Verga nella cerchia degli Scapigliati, e conobbe Emilio Praga, Arrigo Boito, Giuseppe Giacosa e Giovanni Camerana, consolidando sempre più la sua amicizia con lo stesso Verga e Capuana.
Nel periodo del suo soggiorno milanese collaborò al Corriere della Sera e pubblicò diverse raccolte di novelle e romanzi, fra i quali quello che è considerato il suo capolavoro, I Viceré, nel 1894.
Il ciclo degli Uzeda, la grande dinastia catanese discendente dai viceré spagnoli, le cui imprese popolano le pagine de I Viceré (1894), s’inizia già ne L’illusione (1891) con la particolare raffigurazione di un inquieto personaggio femminile, Teresa Uzeda Duffredi di Casaura; che ruota tra illusione e realtà, con i conseguenti motivi della nevrosi e delle inibizioni.
<<Sognavo di raggranellare una sommetta per riscattare gli stocks delle edizioni invendute dei miei libri per darli al fuoco. Poi venne la guerra e con essa, non che mettere quattrini da parte, nacque l’improvvisa necessità di battere moneta: Ti giuro – e mi devi credere – che se avessi saputo o potuto, se mi avessero preso, avrei fatto il contabile, il magazziniere, lo scaricatore, il lustrascarpe (guadagnano 40 lire quotidiane), per forza di cose dovetti invece di bruciare le edizioni invendute, accettare che si ristampassero quelle esaurite da venti e trent’anni e ricominciare a metter nero su bianco. E’ la sola cosa ch’io sappia o possa fare e nella quale riesca a cavare qualche poco di denaro»
[Da una lettera di De Roberto a Giovanni Verga]
Dalla trilogia degli Uzeda:
L'illusione
Della Casa Giovanni

Scrittore fiorentino
Giovanni Della Casa era di origine fiorentina e nacque nel 1503 in località La Casa a Borgo San Lorenzo nel Mugello da Pandolfo della Casa e da Lisabetta Tornabuoni. Studiò a Bologna, a Firenze e a Padova. Consigliato da Alessandro Farnese, intorno al 1532 intraprese la carriera ecclesiastica a Roma, considerata come la carriera che garantiva il miglior stile di vita. Nel 1544 fu nominato arcivescovo di Benevento, benché non fosse ancora prete (ebbe il presbiterato nel 1547), ma non raggiunse mai la sua diocesi perché fu mandato nunzio a Venezia, città che abbandonò nel 1549. Il Della Casa, che era già conosciuto per la vita mondana, a Venezia trovò il palco ideale delle sue aspirazioni, con il suo palazzetto sul Canal Grande che divenne il luogo d'incontro della migliore nobiltà veneziana assieme ad artisti, poeti e letterati, e divenne lui padre di un figliuolo veneziano. In quest'ultima città redasse numerosi versi e trattati. Le prime opere importanti (tolte le poesie burlesche di gioventù) sono le due Orazioni in volgare dirette alla Repubblica di Venezia e a Carlo V.
Sempre durante il suo soggiorno a Venezia, scrisse in latino ciceroniano il trattatello Quaestio lepidissima: an sit uxor ducenda, ove si interrogava sul valore del matrimonio. L'opera fu tradotta in italiano solo nel 1976, a cura di Luigi Silori, per i tipi di Guida Editore di NapoliSi deve a lui l'introduzione in Veneto dei processi dell'Inquisizione (celebre quello intentato a P. P. Vergerio) e largamente si adoperò per la repressione dell'eresia in quelle regioni. Tornato a Roma, vi rimase fin verso gli ultimi mesi del 1551 quando, caduto in disgrazia Alessandro Farnese, anch'egli si trovò in difficoltà presso Giulio III. Al ritiro seguito all'allontanamento da Roma si deve la sosta nel Veneto e la tranquilla meditazione dalla quale nacque il Galateo. Eletto pontefice Paolo IV, fu richiamato a Roma ma non fu mai creato cardinale com'egli ardentemente sperava. Morì a Roma a 53 anni.
Dal manuale:
Il Galateo